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MOLISE

Otto città in piazza, il Molise guarda la protesta dalla sua piazza vuota

Droni ed elicotteri su Roma e Milano, perquisizioni e arresti. La stampa estera racconta un'Italia in rivolta. A Campobasso, dove i giovani partono, la marcia non arriva.

Antonio Petrella1,180 wordsEdition №161domenica 25 ottobre 2026 — Edizione № 161

L'Italia si è svegliata sotto un dispositivo di sicurezza senza precedenti. Secondo France 24, sabato erano attese manifestazioni contro i tagli al bilancio e l'alto costo della vita in otto città, tra cui Roma e Milano, con droni ed elicotteri schierati per monitorare le marce. The Local Italy riferisce che le forze di sicurezza sono state dispiegate dopo i violenti scontri del fine settimana precedente, mentre la polizia ha condotto un'ampia operazione di perquisizioni e arresti.

Il Guardian parla di centinaia di migliaia di persone in marcia in Francia e di un'ondata che si estende in tutta Europa, con la polizia francese che ha effettuato mille arresti e agenti italiani che hanno perquisito abitazioni a Milano. Euronews racconta giovani manifestanti scontrarsi con la polizia per le strade di Roma. Le Monde definisce il governo italiano «di estrema destra» e riferisce di decine di perquisizioni e arresti in vista dei raduni.

A Campobasso, sabato, non c'erano droni. La città capoluogo del Molise, la regione più piccola d'Italia continentale con i suoi 289.000 abitanti, non compare in nessuno dei dispacci esteri sulle otto città. Non è un caso: qui la rabbia giovanile non si misura in piazza ma in biglietti ferroviari di sola andata.

La domanda che la copertura internazionale lascia aperta è semplice e scomoda: cosa succede alla protesta quando i giovani che dovrebbero farla sono già altrove? Il Molise è la regione che l'Europa racconta come emblema dello spopolamento, e le cronache di questa settimana non fanno eccezione.

Per capire cosa significa la giornata di sabato in Italia, conviene partire da cosa la stampa estera ha visto. France 24 ha annunciato proteste in otto città con un dispositivo che include droni ed elicotteri. The Local Italy ha parlato di forze di sicurezza schierate in vista delle manifestazioni previste, mentre la polizia effettuava perquisizioni dopo gli scontri del weekend precedente. Euronews ha descritto giovani manifestanti che si scontravano con la polizia a Roma mentre le proteste su salari, costo della vita e servizi pubblici si diffondevano in tutto il paese.

Il quadro europeo è più ampio. Il Guardian ha raccontato centinaia di migliaia di persone in marcia in Francia, con mille arresti da parte della polizia francese e perquisizioni di agenti italiani a Milano. Le Monde ha scritto di migliaia in protesta in Italia nonostante il forte dispositivo di sicurezza, e ha definito il governo Meloni «di estrema destra». Al Jazeera ha riassunto la giornata come violenza esplosa in tutta Europa, con scontri in Francia, Italia e Spagna.

C'è poi la lettura generazionale. Il New York Times ha titolato che i giovani manifestanti italiani tornano in piazza, stanchi dell'establishment politico e dell'aumento del costo della vita, dopo che la violenza aveva offuscato le proteste del fine settimana precedente. Il Guardian, in un editoriale, ha scritto che il contratto sociale è rotto e che i giovani vogliono soluzioni. France 24 ha intervistato la sociologa Gökçe Tuncel, secondo cui l'ondata di proteste guidate dai giovani in Francia, Albania, India e Italia rivela più di una serie di rivendicazioni localizzate.

In questo racconto corale, il Mezzogiorno interno non compare. Non compare perché le proteste si sono concentrate in otto città che la stampa estera nomina — Roma, Milano, e le altre — e perché il Molise, con i suoi 289.000 abitanti, è la regione che il mondo conosce soprattutto per una battuta: «il Molise non esiste». La battuta è un modo affettuoso di dire che è la regione più piccola e più ignorata del paese.

Ma l'assenza dalle cronache non significa assenza dal fenomeno. Il Molise è la regione italiana che più di ogni altra ha fatto dello spopolamento la propria condizione strutturale. I giovani partono per Roma, per Milano, per Bologna, per l'estero. Chi resta lo fa spesso in paesi di poche centinaia di abitanti, dove il costo della vita è più basso ma i servizi sono più radi: il medico di base, la scuola, il treno che passa due volte al giorno.

La rabbia che il New York Times descrive come stanchezza verso l'establishment politico, in Molise, prende una forma diversa. Non è la rabbia di chi scende in piazza contro i tagli: è la rabbia silenziosa di chi deve decidere se restare in un paese dove non c'è lavoro, o partire per una città dove il lavoro c'è ma l'affitto no. Le due rabbie sono la stessa cosa vista da due lati della stessa frattura.

Il Guardian, nel suo articolo su Milano e la «generazione perduta», ha parlato di una netta frattura tra i giovani emarginati e immigrati e quelli con maggiori prospettive. È una frattura che a Milano si vede nelle piazze e nelle vetrine barricate — Euronews ha raccontato soldati che pattugliano le strade e negozi che sbarrano le vetrine. In Molise la stessa frattura si vede in modo più quieto: nel paese che perde la scuola elementare, nel comune che accorpa il servizio postale, nella giovane che si laurea e non torna.

La copertura estera di questa settimana ha anche un altro filo, che riguarda il Molise più direttamente di quanto sembri. The Local Italy ha riferito che gli autotrasportatori italiani hanno posto fine alle proteste che avevano paralizzato il sud Italia, con lo smantellamento degli ultimi picchetti in Campania e la ripresa delle consegne ai supermercati. Euronews aveva raccontato scaffali vuoti nel sud Italia durante le proteste sul carburante. Il Molise confina con la Campania, e le sue catene di approvvigionamento passano per gli stessi corridoi.

Questo è il punto in cui la regione più piccola d'Italia tocca la grande cronaca europea: non con una piazza, ma con un camion che non arriva. Le proteste degli autotrasportatori hanno mostrato quanto il Sud interno sia vulnerabile a interruzioni che altrove sono un inconveniente e qui diventano un'emergenza. Un supermercato di paese con gli scaffali vuoti non ha alternative a dieci minuti di distanza.

C'è poi la dimensione politica che il Guardian ha sollevato in un altro pezzo, firmato da Riccardo Alcaro: Giorgia Meloni è la grande sopravvissuta politica italiana, ma il nuovo movimento di estrema destra di Roberto Vannacci potrebbe insidiarla sul fianco in vista delle elezioni del 2027. È una lettura che riguarda l'intero paese, e che nel Sud interno si traduce in una domanda concreta: chi parla ai territori che si svuotano?

La risposta che il Molise dà, storicamente, non è la piazza. È la partenza. È il paese che organizza la festa patronale con la metà degli abitanti di vent'anni fa, è il tratturo che un tempo portava le greggi e oggi porta i turisti a piedi, è la comunità albanese e croata che tiene insieme una lingua minoritaria che altrove sarebbe già scomparsa. Sono forme di resistenza che la stampa estera racconta quando parla di heritage, e che raramente finiscono nelle cronache delle proteste.

La giornata di sabato, con droni su Roma e soldati a Milano, racconta un'Italia che chiede soluzioni. Il Molise è d'accordo sulla diagnosi — il contratto sociale è rotto anche qui, forse qui più che altrove — ma non ha i numeri per far sentire la voce nelle piazze che il mondo guarda. Ha però un vantaggio: sa da tempo cosa significa vivere in un luogo che il resto del paese considera già perso.

Cosa succede adesso? La stampa estera non lo dice, e non è compito di questa redazione indovinarlo. Il Guardian ha scritto che un superciclo elettorale nel corso del prossimo anno potrebbe ridefinire il futuro del continente, e che anche ciò che accade nelle strade lo sta plasmando. Per il Molise, la domanda è se quel superciclo arriverà mai a parlare di regioni come questa, o se continuerà a guardare solo le città dove i giovani scendono in piazza.

Filing from Campobasso — yes, it exists. E sabato, mentre l'Italia era sotto scorta, qui non c'erano né droni né elicotteri. C'era solo il silenzio di una piazza che aspetta il prossimo treno.

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