CULTURA
Il Guardian sceglie Veronesi: un'elefantessa in lutto come fotografia dell'anno
Il fotografo cresciuto a Milano racconta al giornale l'immagine di una femmina che porta un cucciolo nato morto
Eleonora Vanzetti820 wordsEdition №158giovedì 22 ottobre 2026 — Edizione № 158
Il Guardian ha pubblicato nella sua rubrica sulla migliore fotografia un ritratto di Federico Veronesi, fotografo cresciuto a Milano, e della sua immagine di un'elefantessa in lutto che porta un cucciolo nato morto. Secondo il giornale, l'animale ha portato il vitello per ore anche se non era suo, dopo aver avuto un aborto spontaneo due anni prima.
L'articolo è costruito come un racconto personale: Veronesi spiega al Guardian che il suo amore per gli animali africani, e per gli elefanti in particolare, risale all'infanzia trascorsa a Milano in una casa piena di oggetti e immagini. È un dettaglio biografico che il giornale usa per collegare la formazione italiana del fotografo al suo lavoro sul campo.
La scelta rientra in una rubrica ricorrente del Guardian, che chiede a un fotografo di raccontare una sola immagine e la storia che sta dietro. Non è una notizia di cronaca, ma un caso editoriale: la stampa estera che si occupa di fotografia guarda all'Italia anche attraverso i suoi autori, non solo attraverso i suoi paesaggi.
La rubrica del Guardian dedicata alla migliore fotografia funziona con una regola semplice: un autore, un'immagine, una storia. Questa settimana la scelta è caduta su Federico Veronesi e su uno scatto che il giornale descrive come il ritratto di un'elefantessa in lutto. L'animale porta un cucciolo nato morto, e secondo il Guardian lo fa per ore.
Il dettaglio che il giornale mette in evidenza è che il vitello non era suo. L'elefantessa aveva avuto un aborto spontaneo due anni prima e, scrive il Guardian, ora raccoglieva i cuccioli nati morti di altre madri. È una osservazione di comportamento animale che il giornale attribuisce al fotografo, e che dà all'immagine un peso narrativo preciso.
Veronesi racconta al Guardian che il suo amore per gli animali africani risale a quando aveva tre o quattro anni, crescendo a Milano in una casa piena di oggetti e immagini. Il giornale usa questo dettaglio per spiegare la genesi del suo sguardo: un interesse nato in città e maturato poi sul campo, lontano dall'Italia.
Per la redazione Cultura il caso ha un interesse che va oltre la fotografia naturalistica. La stampa estera che si occupa di immagini continua a guardare agli autori italiani, e lo fa spesso attraverso le storie personali più che attraverso le appartenenze nazionali. Veronesi viene presentato come milanese di formazione, ma il suo lavoro è africano: è un esempio di come la cultura italiana circoli attraverso i suoi autori.
Il Guardian non fornisce dati sul lavoro di Veronesi oltre a quanto raccontato nell'articolo, e la redazione non aggiunge cifre o riconoscimenti che il giornale non citi. La notizia è la scelta editoriale: una rubrica autorevole dedica spazio a un'immagine e alla sua storia, e lo fa con un tono che mescola osservazione scientifica e memoria personale.
Il tema del lutto animale è ricorrente nella copertura internazionale della fotografia naturalistica. Le testate straniere che seguono la fauna africana parlano spesso di comportamenti che somigliano a quelli umani, e lo fanno con cautela, attribuendo le interpretazioni agli studiosi o ai fotografi. Il pezzo del Guardian si muove su questa linea, senza trarre conclusioni etologiche.
C'è poi un aspetto che riguarda il modo in cui l'Italia viene raccontata dalla stampa estera. Milano compare qui non come città d'arte o di design, ma come luogo di formazione dell'infanzia, una casa piena di oggetti. È un'immagine domestica e privata, diversa dai soliti reportage sulla moda o sulla finanza.
La rubrica del Guardian ha una funzione precisa nel panorama editoriale: dare spazio a una singola immagine e alla voce che l'ha prodotta. In un'epoca di flussi continui, la scelta di fermarsi su uno scatto è un gesto critico. Veronesi viene interrogato sul come e sul perché, non solo sul dove.
La redazione Cultura nota che il giornale non accenna a mostre o pubblicazioni italiane legate al fotografo. L'articolo resta concentrato sull'immagine e sulla sua storia, e questo va rispettato: non ci sono elementi per collegare lo scatto a un evento espositivo in Italia. La notizia è la selezione editoriale del Guardian.
Il racconto dell'elefantessa che porta il cucciolo nato morto di un'altra madre è, secondo il giornale, il cuore dell'immagine. Non si tratta di un documento scientifico ma di una scena che il fotografo ha osservato e raccontato. Il Guardian lascia al lettore il compito di trarre le conseguenze emotive.
Per chi segue la fotografia italiana dall'estero, il caso conferma una tendenza: gli autori vengono presentati attraverso le loro storie personali e i loro luoghi di origine, che diventano parte del racconto. Milano, in questo caso, è uno sfondo biografico, non un soggetto. È un uso diverso da quello che la stampa estera fa di solito delle città italiane.
Il pezzo non contiene dichiarazioni di istituzioni italiane né riferimenti a premi o concorsi. La redazione lo segnala come un caso editoriale minore ma significativo, perché mostra come la cultura visiva italiana circoli all'estero attraverso le persone e le loro immagini, più che attraverso le etichette nazionali.
La domanda che resta, e che il Guardian lascia implicita, è che cosa renda un'immagine memorabile. Nel caso di Veronesi la risposta sembra stare nella combinazione tra osservazione paziente e memoria personale: un interesse nato a Milano e diventato sguardo sul campo. È una storia che la redazione Cultura ritiene utile raccontare, senza aggiungere dettagli che il giornale non riporta.
