OPINION
Ottant'anni di Vespa: il mito e il suo peso
La Redazione229 wordsEdition №31martedì 30 giugno 2026 — Edizione № 31
Sabato a Roma migliaia di appassionati hanno attraversato la città su Vespe per celebrare gli ottant'anni dello scooter. France 24 ha inquadrato la festa come un trionfo dello stile di vita italiano: la Vespa è passata da mezzo di trasporto economico del dopoguerra a simbolo globale del design, del fascino cinematografico, della dolce vita. È una storia vera, e il mondo la ama. Ma racconta solo metà della realtà.
La copertura internazionale della Vespa come icona è indissolubile da quella di Roma e dell'Italia come meta turistica. Lo stesso giorno in cui le Vespe sfilavano per le strade, il Guardian riportava che manifestanti a Venezia stavano pianificando di disturbare la visita di uno yacht di lusso di 117 metri appartenente all'ambasciatore americano. Gli attivisti temono che attracchi nella città lagunare, come aveva fatto il miliardario Jeff Bezos per il suo matrimonio. La Vespa e lo yacht rappresentano due storie dell'Italia contemporanea: l'una celebrata, l'altra contestata. Entrambe attirano il mondo, ma in modi opposti.
Quello che gli archivisti del mito italiano non dicono è che lo stile ha un prezzo. Il turismo di massa erode le città. Il design italiano affascina, ma l'Italia reale — quella del caldo mortale, dei fiumi che si prosciugano, dei lavoratori migranti nelle baracche — rimane invisibile dietro l'immagine. La Vespa merita di essere celebrata. Ma celebrare solo la Vespa significa non vedere il resto.
