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Il cervello pietrificato di Ercolano racconta la morte per fuoco

Duemila anni dopo l'eruzione, gli scienziati studiano una massa vetrosa dentro un cranio: potrebbe essere tessuto cerebrale preservato

Rosaria Esposito1,247 wordsEdition10martedì 9 giugno 2026 — Edizione № 10

I resti appartengono a un giovane maschio dissotterrato dal Collegium Augustalium di Ercolano, la città romana che subì una devastazione simile a Pompei durante l'eruzione del Vesuvio circa duemila anni fa. Secondo quanto riportato dal Times of India, i ricercatori stanno esaminando una massa nera simile a vetro all'interno del cranio, che potrebbe rappresentare tessuto cerebrale vitrificato — trasformato cioè in una struttura cristallina dal calore estremo dell'eruzione.

La scoperta sfida il racconto convenzionale della distruzione totale. Gli scienziati sostengono che l'eruzione potrebbe non aver completamente annientato il tessuto cerebrale della vittima, ma piuttosto averlo preservato attraverso un processo di vetrificazione causato dalle temperature estreme. Questo meccanismo di conservazione offre una finestra rara sulla morte istantanea subita dagli abitanti di Ercolano.

La ricerca aggiunge un capitolo nuovo alla comprensione scientifica di come il vulcano abbia ucciso. Non si tratta più solo di seppellimento sotto cenere e pomice, ma di una trasformazione fisica del corpo umano a livello molecolare, congelato nel momento della catastrofe.

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