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LIGURIA

La villeggiatura di agosto, un diritto conquistato dai sindacati

Il Guardian racconta la pausa estiva italiana partendo dalla pianura di Albenga

Marina Doria634 wordsEdition87martedì 18 agosto 2026 — Edizione № 87

Il Guardian ha pubblicato un commento che celebra la villeggiatura italiana, la pausa estiva di un mese che affonda le radici negli anni Sessanta, quando i sindacati erano forti e la produttività economica era alta. L'autore, Jamie Mackay, parte dalla pianura di Albenga, in Liguria, per raccontare questa tradizione.

La pianura di Albenga, incastonata tra le lussuose località della Riviera di Ponente, è descritta come un luogo dove le famiglie si riuniscono all'ombra degli eucalipti per giocare a carte, fare picnic e riposare nel caldo pomeriggio.

In un commento pubblicato sul Guardian, lo scrittore Jamie Mackay riflette sul mito della villeggiatura italiana, la pausa di un mese che ogni agosto svuota le città e riempie le coste e le montagne del paese. Il pezzo prende le mosse dalla pianura di Albenga, in Liguria, tra le località turistiche della Riviera di Ponente.

Mackay descrive Albenga come un luogo dove, nonostante la vicinanza delle lussuose località costiere, si è conservato uno spirito più popolare e autentico: campeggi, villette e famiglie che si ritrovano all'ombra degli alberi per giocare a carte e trascorrere le giornate al mare.

Le origini della villeggiatura, spiega l'autore, risalgono al Rinascimento, quando i nobili lasciavano i palazzi di città per le ville di campagna. Nel Novecento, però, le classi medie e operaie hanno fatto propria questa tradizione, trasformando un privilegio aristocratico in un rito di massa.

Negli anni Sessanta, milioni di italiani consideravano la lunga pausa estiva un diritto fondamentale. Era l'epoca immortalata dalla canzone di Gino Paoli 'Sapore di sale', che celebra le giornate pigre in spiaggia e il sogno di un mondo diverso dalla fabbrica e dall'ufficio.

Mackay sottolinea che questa cultura del tempo libero non è nata dal nulla: sono stati i sindacati, allora potenti, a conquistare per i lavoratori italiani alcune delle ferie protette più lunghe d'Europa. Le aziende come Fiat e Olivetti non solo chiudevano per gran parte di agosto, ma incoraggiavano i dipendenti a partire, finanziando colonie e ritiri in montagna per i lavoratori e i loro figli.

Anche lo stato contribuiva alla lunga pausa, offrendo biglietti ferroviari scontati e sostenendo programmi di vacanze a basso costo per consentire a tutte le classi sociali di partecipare alla villeggiatura.

La pianura di Albenga, in particolare, si sviluppò durante il boom economico del dopoguerra come rifugio economico per i lavoratori delle città industriali come Torino e Milano, che fuggivano dallo smog e dal caldo delle fabbriche.

Il commento del Guardian arriva in un momento in cui il dibattito sul tempo libero e sulla produttività è vivo in tutta Europa. L'autore suggerisce che la cultura italiana della villeggiatura, conquistata con le lotte sindacali, offre uno spunto di riflessione in un'epoca in cui il lavoro sembra occupare sempre più spazio nella vita delle persone.

Per la Liguria, la villeggiatura non è solo una tradizione ma un pilastro economico. Le coste della regione, da Ventimiglia a La Spezia, vivono di turismo estivo, e la pianura di Albenga rimane uno dei luoghi dove questa cultura popolare della vacanza si è conservata con più forza.

Il pezzo di Mackay, pur con tono nostalgico, invita a riflettere su ciò che la villeggiatura rappresenta: non solo una pausa dal lavoro, ma un modello sociale in cui il tempo libero era considerato un diritto e non un privilegio.

La questione, nota l'autore, ha anche implicazioni economiche: la produttività italiana negli anni Sessanta, quando la villeggiatura era al suo apice, era tra le più alte d'Europa. La lunga pausa estiva non ha impedito la crescita, ma anzi è stata parte di un equilibrio che oggi sembra perduto.

Il Guardian conclude invitando a guardare alla villeggiatura non come a una reliquia del passato, ma come a un modello possibile per ripensare il rapporto tra lavoro e tempo libero in un'epoca di burnout e di lavoro sempre più pervasivo.

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