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PIEMONTE

La villeggiatura, conquista operaia nata a Torino

Il mito di agosto affonda le radici nelle fabbriche del Nord

Lorenzo Ferraris780 wordsEdition87martedì 18 agosto 2026 — Edizione № 87

La villeggiatura, la pausa estiva di un mese che svuota le città italiane ad agosto, non è un capriccio nazionale ma il risultato di una conquista sindacale degli anni Sessanta, quando i sindacati erano forti e la produttività economica pure. Lo scrive Jamie Mackay in un commento pubblicato dal Guardian, che ricostruisce le origini di questa tradizione partendo dalla pianura di Albenga, sulla Riviera di Ponente.

Quella striscia di costa ligure, incastonata tra le lussuose località turistiche, si sviluppò durante il boom economico del dopoguerra come rifugio economico per i lavoratori che volevano sfuggire allo smog delle vicine città industriali come Torino e Milano. Ancora oggi, scrive Mackay, famiglie si riuniscono all'ombra degli eucalipti per giocare a carte e riposare nel pomeriggio.

Le origini della villeggiatura risalgono al Rinascimento, quando i nobili lasciavano i palazzi urbani per le ville di campagna. Ma nel Novecento, spiega il Guardian, le classi medie e operaie trasformarono un privilegio aristocratico in un rito di massa.

Il commento del Guardian ricorda che negli anni Sessanta milioni di italiani consideravano la lunga pausa estiva un diritto fondamentale, trascorrendo le vacanze nei villaggi ancestrali, nei campeggi sul mare o nelle colonie finanziate dalle aziende. L'epoca è immortalata nella canzone di Gino Paoli del 1963, Sapore di Sale, che celebra le giornate pigre in spiaggia e il sogno di un mondo diverso dalla fabbrica e dall'ufficio.

Per il Piemonte, questa storia ha un significato particolare. Torino era il cuore industriale del paese, sede della Fiat, e la villeggiatura fu in larga misura una conquista dei metalmeccanici del Nord. Il Guardian ricorda che aziende come Fiat e Olivetti non solo chiudevano per la maggior parte di agosto, ma incoraggiavano attivamente i dipendenti a partire per l'estate, finanziando rifugi di montagna e colonie marine per i lavoratori e i loro figli.

Le colonie estive piemontesi, molte delle quali sulle coste liguri, divennero un'istituzione sociale. Lo stato contribuì alla lunga pausa offrendo biglietti ferroviari a basso costo e sostenendo programmi di vacanza economici per consentire la partecipazione di famiglie di tutte le classi sociali.

Mackay sottolinea il contrasto con l'epoca contemporanea, segnata da ritmi di lavoro sempre più intensi. La cultura del tempo libero italiano, scrive, non è emersa dal nulla: fu la forza dei sindacati a garantire ai lavoratori alcune delle ferie protette più lunghe d'Europa, e il capitale fu costretto ad adattarsi.

Il dibattito sulla villeggiatura torna ogni anno, con osservatori internazionali che si interrogano sulla sostenibilità di una pausa di un mese in un'economia moderna. Il Guardian nota però che la pausa estiva non ha impedito all'Italia di essere, negli anni Sessanta, una delle economie in più rapida crescita d'Europa.

La pianura di Albenga, con i suoi campeggi e bungalow, rappresenta una sopravvivenza di quella stagione. Mentre gran parte della costa circostante è stata riconvertita in lidi esclusivi, quel tratto di riviera è rimasto un luogo per famiglie che si riuniscono all'ombra degli alberi, lontano dal turismo di massa delle località vicine.

Per i piemontesi, la Liguria è storicamente la destinazione di vacanza per eccellenza, raggiungibile in poche ore di treno o di auto attraverso i valichi appenninici. La pianura di Albenga, in particolare, conserva un legame diretto con l'industrializzazione del Nord: fu sviluppata come rifugio per i lavoratori di Torino e Milano in fuga dallo smog estivo.

Il Guardian cita Gino Paoli come simbolo di quell'epoca, ma la tradizione delle colonie estive ha radici più profonde. Già negli anni Trenta il regime fascista aveva promosso l'istituzione delle colonie per i figli dei lavoratori, ma fu nel dopoguerra che il fenomeno assunse dimensioni di massa, con le aziende che costruirono strutture dedicate sulle coste e in montagna.

Il commento di Mackay arriva in un momento in cui il dibattito sul tempo libero e sulla produttività è tornato di attualità in Europa. Diversi paesi stanno sperimentando settimane lavorative più brevi, mentre l'Italia affronta il problema opposto: una produttività stagnante che alcuni analisti collegano anche alla lunga pausa estiva.

Eppure, sostiene il Guardian, la lezione della villeggiatura è che il tempo libero non è necessariamente nemico della produttività. Negli anni Sessanta, quando la pausa di agosto era sacrosanta, l'economia italiana cresceva a ritmi che oggi sembrano irraggiungibili.

La Riviera di Ponente resta oggi una meta ambita dai piemontesi, che vi si recano in massa durante il mese di agosto. La pianura di Albenga, con la sua atmosfera sobria e familiare, rappresenta un'alternativa alle località più patinate della costa, un luogo dove la villeggiatura è ancora vissuta come un rito di comunità piuttosto che come un'esperienza di consumo.

Il futuro della villeggiatura è incerto. I sindacati che la conquistarono hanno perso gran parte della loro forza, e le nuove generazioni di lavoratori piemontesi affrontano condizioni di impiego più precarie, con contratti a termine che rendono difficile pianificare una pausa di un mese. Ma la tradizione, come dimostra la pianura di Albenga, resiste.

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