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VENETO

Il ritorno di Vishneva a Venezia riapre la questione russa della Biennale

L'esibizione alla Biennale di Danza solleva domande su un evento che aveva promesso di rompere con gli artisti russi

Tommaso Veronese780 wordsEdition70mercoledì 5 agosto 2026 — Edizione № 70

Il ritorno di Diana Vishneva alla Biennale di Danza di Venezia ha sollevato domande scomode per un evento che una volta aveva promesso di rompere i legami con gli artisti russi a causa della guerra in Ucraina, secondo quanto riportato dal New York Times.

L'esibizione della celebre ballerina russa, avvenuta in modo tranquillo, ha messo in luce la tensione tra la politica culturale dichiarata e la pratica artistica concreta.

Per Venezia, città che vive di simboli e di relazioni internazionali, la vicenda assume un significato particolare: la Biennale è da sempre uno specchio delle contraddizioni del mondo.

Il New York Times ha dedicato un ampio servizio al ritorno di Diana Vishneva alla Biennale di Danza di Venezia, definendolo una 'dichiarazione potente' ma anche un momento di imbarazzo per un'istituzione che aveva annunciato una rottura netta con gli artisti russi dopo l'invasione dell'Ucraina.

La ballerina, una delle più celebri al mondo, si è esibita in un contesto che il giornale americano descrive come volutamente sobrio, quasi a voler evitare polemiche. Eppure la sua sola presenza ha riacceso il dibattito.

Nel 2022, subito dopo lo scoppio della guerra, la Biennale di Venezia aveva dichiarato che non avrebbe collaborato con artisti legati al regime di Vladimir Putin. Vishneva, pur non essendo mai stata una sostenitrice pubblica del Cremlino, era stata accostata a questa categoria per la sua vicinanza storica alle istituzioni culturali russe.

Il New York Times ricorda che la Biennale aveva inizialmente escluso la partecipazione russa, salvo poi rivedere la propria posizione in modo graduale. Il ritorno di Vishneva segna di fatto un'inversione di rotta, anche se non annunciata.

Per Venezia, la questione non è solo artistica. La città lagunare ha una lunga tradizione di accoglienza e di mediazione culturale, ma anche una storia di relazioni complesse con la Russia, fatta di turismo di lusso, investimenti immobiliari e scambi artistici.

Il caso Vishneva tocca un nervo scoperto: come conciliare la condanna politica della guerra con la libertà dell'arte e con i legami personali che attraversano i confini? Il New York Times cita osservatori che sottolineano come la scelta di riammettere la ballerina sia stata presa in silenzio, senza un dibattito pubblico.

La Biennale di Danza, diretta da Wayne McGregor, ha sempre avuto un carattere internazionale e inclusivo. Ma la guerra in Ucraina ha imposto una linea politica che ora appare più sfumata.

Il giornale americano nota che Vishneva non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche sulla guerra, e che la sua presenza a Venezia è stata gestita con grande discrezione. Nessun evento ufficiale, nessuna conferenza stampa, solo l'esibizione.

Dal punto di vista veneziano, la vicenda è emblematica di una città che vive di arte e di relazioni, ma che è anche esposta alle tensioni geopolitiche. Il turismo russo, un tempo fiorente in laguna, è crollato dopo l'invasione, e molti hotel e ristoranti ne hanno risentito.

Il New York Times ricorda che la Biennale aveva anche sospeso la partecipazione della Russia alla mostra d'arte e al festival del cinema, salvo poi consentire la presenza di artisti russi indipendenti che si erano dichiarati contrari alla guerra.

Il caso Vishneva è diverso: la ballerina non ha mai preso una posizione pubblica chiara, e questo rende la sua riammissione ancora più controversa. Alcuni critici citati dal giornale sostengono che l'arte non debba essere punita per le colpe dei governi, mentre altri ritengono che il silenzio sia già una forma di complicità.

La Biennale di Venezia, che si prepara a inaugurare la prossima edizione della mostra d'arte, si trova ora a dover gestire una questione che va oltre la danza: il rapporto con la cultura russa in tempo di guerra.

Per la città, la questione è anche economica. La Biennale è uno dei motori del turismo culturale veneziano, e la presenza di artisti di fama mondiale come Vishneva attrae pubblico internazionale. Ma il prezzo da pagare, in termini di coerenza politica, è alto.

Il New York Times conclude che il ritorno di Vishneva a Venezia è stato 'tranquillo' solo in apparenza: in realtà ha riaperto un dibattito che la Biennale sperava di aver chiuso, e che ora si ripropone in tutta la sua complessità.

La redazione veneziana di La Veduta segue la vicenda con attenzione: la Biennale è il cuore pulsante della città, e ogni sua scelta ha ripercussioni profonde sulla vita culturale e civile della laguna.

Nei prossimi mesi, con l'avvicinarsi della prossima edizione della Biennale Danza, sarà interessante vedere se la direzione artistica prenderà una posizione più chiara, o se continuerà a navigare a vista tra le esigenze dell'arte e quelle della politica.

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