ESTERI
La Germania chiede visti ridotti ai russi, l'Italia nel mirino
Un bielorusso con visto turistico italiano indagato per il tentato attacco a Lipsia
Lorenzo Ferraris745 wordsEdition №105sabato 5 settembre 2026 — Edizione № 105
La Germania ha chiesto all'Unione Europea di ridurre i visti turistici rilasciati ai cittadini russi, dopo che un uomo bielorusso, entrato con un visto turistico emesso dall'Italia, è stato indagato per un presunto tentativo di attacco all'aeroporto di Lipsia, secondo quanto riportato dal Guardian venerdì.
La richiesta tedesca arriva in un momento di crescente tensione sulla sicurezza interna europea e sull'integrità delle frontiere comuni. Il caso specifico solleva interrogativi sulla coerenza delle politiche di rilascio dei visti tra gli stati membri dell'UE.
Per l'Italia, la vicenda tocca un punto sensibile della sua politica estera e della gestione dei flussi migratori e di viaggio, in un paese che storicamente ha mantenuto relazioni complesse con la Russia.
La notizia, riportata dal Guardian venerdì, getta un'ombra lunga sulle procedure di rilascio dei visti in Europa. Secondo il quotidiano britannico, la Germania ha formalmente chiesto all'Unione Europea di valutare una riduzione dei visti turistici per i cittadini russi, alla luce di un'indagine su un cittadino bielorusso che, dopo aver ricevuto un visto turistico dall'Italia, è sospettato di aver tentato un attacco all'aeroporto di Lipsia.
La vicenda arriva in un contesto di allerta elevata in tutta Europa per possibili atti di sabotaggio e interferenza, con i servizi di sicurezza tedeschi e alleati che hanno ripetutamente messo in guardia da operazioni ibride attribuite a Mosca. La richiesta di Berlino non è isolata: altri paesi del blocco hanno già adottato misure unilaterali per limitare l'ingresso di cittadini russi, ma la pressione per una linea comune europea sta crescendo.
Il caso del bielorusso indagato è particolarmente delicato per l'Italia. Il visto turistico, rilasciato dalle autorità consolari italiane, ha permesso all'uomo di muoversi all'interno dello spazio Schengen fino a raggiungere la Germania. Questo episodio potrebbe alimentare il dibattito sulla necessità di un coordinamento più stretto e di controlli incrociati più rigorosi tra i paesi dell'area di libera circolazione.
Per il Piemonte, regione di confine e crocevia storico verso l'Europa settentrionale, la questione della sicurezza dei valichi alpini e della gestione dei flussi è di primaria importanza. Sebbene la notizia riguardi principalmente la politica estera e la diplomazia europea, le sue ripercussioni potrebbero farsi sentire anche nei valichi di frontiera del Monginevro, del Frejus e del Sempione, dove i controlli doganali e di polizia sono già stati intensificati negli ultimi anni.
La posizione dell'Italia in questa vicenda è osservata con attenzione. Il governo di Roma ha mantenuto un atteggiamento ambivalente verso Mosca dalla guerra in Ucraina, cercando di bilanciare la fedeltà atlantica ed europea con la preservazione di canali di dialogo. La richiesta tedesca potrebbe ora costringere l'esecutivo a prendere una posizione più netta, con possibili ripercussioni sul piano diplomatico.
Le reazioni degli altri stati membri non si sono fatte attendere. Mentre i paesi baltici e la Polonia hanno a lungo sostenuto una linea dura contro i visti russi, altri paesi come l'Ungheria hanno mostrato aperture. La Commissione Europea, secondo quanto riferito dal Guardian, ha preso atto della richiesta tedesca e ha avviato consultazioni tecniche per valutare la fattibilità di una misura coordinata.
Il nodo è politico e legale. Ridurre i visti turistici ai cittadini russi richiederebbe una modifica del codice dei visti Schengen, che attualmente prevede criteri uniformi per tutti i paesi terzi. Una decisione del genere richiederebbe una maggioranza qualificata in sede di Consiglio UE, un percorso tutt'altro che scontato data la sensibilità della materia.
Nel frattempo, la vicenda di Lipsia ha riacceso il dibattito sulla sicurezza delle frontiere interne. Il sistema Schengen, che garantisce la libera circolazione delle persone, si basa sulla fiducia reciproca tra gli stati membri: un visto rilasciato da un paese apre le porte a tutti gli altri. Episodi come questo minano quella fiducia e alimentano le richieste di reintrodurre controlli sistematici alle frontiere interne.
Per l'Italia, che ha già sperimentato critiche per la gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo, la vicenda rappresenta un nuovo banco di prova. Le autorità italiane dovranno spiegare come sia stato possibile che un cittadino bielorusso, potenzialmente legato a reti di sabotaggio, abbia ottenuto un visto turistico senza destare sospetti. Le procedure di verifica, che dovrebbero includere controlli incrociati con le banche dati di sicurezza, sono ora sotto esame.
La Germania, dal canto suo, ha messo sul tavolo una proposta chiara: limitare i visti turistici a una categoria ristretta di viaggiatori, come studenti, artisti e scienziati, escludendo di fatto il turismo di massa. Una misura che avrebbe un impatto significativo anche sull'economia italiana, dove il turismo russo, pur ridotto rispetto al passato, rappresenta ancora una nicchia importante in alcune destinazioni.
Le prossime settimane saranno decisive per capire se la proposta tedesca troverà un terreno fertile in sede europea o se resterà una posizione isolata. Quel che è certo, secondo il Guardian, è che il tema della sicurezza dei visti è destinato a rimanere in cima all'agenda politica del continente nei prossimi mesi.
