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TOSCANA

La gatta che sfidò Mussolini: le sorelle Wulz e la fotografia come resistenza

Il Guardian racconta come Wanda e Marion Wulz usarono l'obiettivo per sfidare il patriarcato fascista, con la gatta Mucincina come complice

Costanza Bardi678 wordsEdition95mercoledì 26 agosto 2026 — Edizione № 95

LONDRA — C'è voluto quasi un secolo perché il mondo riconoscesse ciò che Trieste sapeva da tempo: Wanda e Marion Wulz, due sorelle fotografe, usarono la macchina fotografica come un'arma gentile ma affilata contro il patriarcato e la retorica dell'Italia fascista. A raccontarlo è il Guardian, che dedica un ampio servizio alla loro storia, partendo da un dettaglio apparentemente domestico: la gatta Mucincina, ritratta in pose che sfidavano la serietà virile del regime.

Le sorelle Wulz, attive tra gli anni Venti e Quaranta nello studio di famiglia a Trieste, fotografarono ballerine, schermidori e altre donne celebri dell'epoca, costruendo un archivio di ritratti femminili che non avevano nulla di celebrativo o compiacente. Le loro immagini, scrive il Guardian, restituivano alle donne una dignità e una presenza che il regime cercava di negare, riducendole a madri e angeli del focolare.

La gatta Mucincina, in particolare, divenne una sorta di mascotte sovversiva: fotografata in pose eleganti e ironiche, con un cappello o uno sguardo di sfida, incarnava una libertà che alle donne italiane dell'epoca era negata. Il Guardian osserva come questa scelta, all'apparenza frivola, fosse in realtà un atto di resistenza culturale, una presa di distanza dal culto della forza e della disciplina imposto dal regime.

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