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CULTURA

La gatta che sfidò Mussolini: le sorelle Wulz e la fotografia come arma

Il Guardian riscopre Wanda e Marion Wulz, che negli anni del fascismo trasformarono il ritratto femminile in un atto di disobbedienza

Eleonora Vanzetti934 wordsEdition95mercoledì 26 agosto 2026 — Edizione № 95

Il Guardian dedica un ampio servizio alle sorelle Wulz, Wanda e Marion, fotografe attive a Trieste negli anni Venti e Trenta, che sfidarono il patriarcato dell'Italia fascista attraverso i loro ritratti di donne. Il quotidiano britannico racconta come le due artiste fotografassero ballerine, schermidori e altre figure femminili, e persino il loro gatto Mucincina, facendo dell'animale domestico una sorta di emblema ironico della loro ribellione silenziosa.

«In quei tempi fascisti», ha dichiarato al Guardian la studiosa Federica Muzzarelli, «le donne non erano libere. Erano considerate madri e casalinghe». In questo contesto, lo studio delle sorelle Wulz divenne uno spazio di libertà controllata, dove l'obiettivo poteva restituire alle donne una dignità che il regime negava loro.

La storia delle Wulz è anche la storia di Trieste, città di frontiera e crocevia di culture, che negli anni del fascismo visse una delle sue stagioni più buie. La riscoperta internazionale del loro lavoro riporta l'attenzione su un capitolo della fotografia italiana che il mondo sta solo ora imparando a conoscere.

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